Agosto 2026 – Proposte di lettura

 

Le proposte di lettura di BM per agosto 2026 si concentrano sull’ambiente e la storia delle idee sul cambiamento climatico, e sulle tesi contrastanti fornite dai differenti punti di vista degli autori. Argomento quanto mai attuale visto, da un lato, il perpetuarsi di politiche che mettono al centro il pericolo dell’innalzamento delle temperature a causa della CO2 derivante dalle attività umane. Dall’altro lato troviamo le leggi della fisica che dimostrano come l’unico motore delle variazioni climatiche sia la nostra stella e l’ininfluenza dell’apporto umano.

Le attuali condizioni climatiche stanno andando nella direzione opposta a quella prevista da Al Gore nel 2006, così come la crescita della popolazione e la scarsità di risorse non seguono il modello malthusiano, con la cui critica concludiamo l’elenco di queste proposte.

 

Le presentazioni, quando non indicato diversamente, sono tratte – e tradotte – dal sito dell’editore (link sul titolo del volume). Come sempre, aspettiamo le vostre proposte e osservazioni, che potrete inviare contattandoci sulla pagina Fb: isem cnr.

 

 

Michele CampopianoStoria dell’ambiente nel Medioevo. Natura, società, cultura

Carocci, 2025; 176 pp. ISBN: 9788829027965

 

 

 

Indici, elenco di video e recensioni OA sul sito web dell’editore, tra cui: Riccardo Giuliano su MedievalSophia, Vol. 27/2025; Giulia Arrighetti, Aldovrandiana, Vol. 4, n. 1/2025; Michele Lodone, Il Mulino, 23 maggio 2025.

Nel Medioevo la vita era indissolubilmente legata alla natura, la cui percezione era però in continuo movimento. Piante, animali, corsi d’acqua: tutto l’ambiente era modificato dall’agire degli esseri umani, e a loro volta le trasformazioni della natura influenzavano la vita delle comunità. Il libro indaga questi mutamenti in relazione ai cambiamenti economici e sociali. Analizza come in quel periodo l’idea stessa di natura si sia modificata in relazione alle pratiche di sfruttamento dell’ambiente e alle trasformazioni ecologiche. Riflette sulle categorie culturali che definivano i confini tra l’umano e l’animale e tra il naturale e il soprannaturale. Esplora il modo in cui la cultura medievale rappresentò le interazioni fra società e ambiente e la posizione dell’essere umano nel cosmo. (Dal sito web dell’editore)

Una sintesi chiara, efficace, ricca di esempi e di documenti significativi sulle relazioni tra ambiente e assetto politico, economico e sociale dell’Europa lungo un periodo di circa mille anni. (Michele Lodone)

 

David N. Livingstone: The Empire of Climate: A History of an Idea

Princeton University Press, 2024; 552 pp. ISBN 978-0691236704

 

Indice e introduzione ai capitoli su Jstor; estratto su Amazon. Recensioni: Thabata Tosta, The British Society for Literature and Science, 8 ott. 2024; Lucy Blennerhassett, Geoscientist, 3 luglio 2025; John Emrys Morgan, LER História, Vol. 86/2025.

Presentazioni on-line: Are Humans Subject To Climate’s Imperial Rule, New Books Network; Has climate change driven human history, Virtual Event Series, Acadia University

Scienziati, giornalisti e politici ci ripetono sempre più spesso che l’impatto umano sul clima rappresenta la più grande minaccia per il nostro pianeta e potrebbe persino portare all’estinzione della nostra specie. Eppure, dietro queste ansie si cela una paura più antica e profonda, riguardante il potere che il clima esercita su di noi. The Empire of Climate ripercorre la storia di quest’idea e la sua influenza pervasiva sul modo in cui interpretiamo gli eventi mondiali e diamo un senso alla condizione umana, dall’ascesa e caduta delle civiltà antiche fino ai tormenti della psiche moderna. Partendo dall’epoca di Ippocrate e arrivando all’attuale crisi del riscaldamento globale, David Livingstone rivela come il clima sia stato un fattore determinante nelle dinamiche politiche di controllo imperiale e delle relazioni razziali; sia stato utilizzato per spiegare lo sviluppo industriale, l’andamento del mercato e il collasso economico; abbia funto da indicatore del carattere nazionale e del declino culturale. L’autore esamina come il clima sia stato proposto come spiegazione di guerre e conflitti civili, e come sia stato identificato come un fattore critico nei disturbi fisici e nelle psicosi acute. Opera di ampio respiro e di grande erudizione, The Empire of Climate percorre le intricate storie di un’idea che ha ossessionato il nostro immaginario collettivo per secoli, gettando una luce critica sulla nozione che ogni cosa, dalla ricchezza delle nazioni alla mente umana stessa, sia soggetta al dominio imperiale del clima.

 

Ruth A. MorganClimate Change and International History: Negotiating Science, Global Change, and Environmental Justice

Bloomsbury Academic, 2024; 280 pp. ISBN: 978-1350240124

   

Indice sul sito web dell’editore; Recensioni OA: Fiona C. Williamson, H-Environment, luglio 2024;

Podcast: Climate Change and International History, New Book network, 16 mar. 2024.

Attraverso l’esplorazione di come il cambiamento climatico abbia configurato lo scenario internazionale a partire dagli Anni ’50, questo libro rivela le modalità con cui il cambiamento climatico è emerso e si è evoluto come problema internazionale, e come stati, scienziati e organizzazioni non governative si siano impegnati in sforzi diplomatici per affrontarlo. Sviluppatosi nel contesto della Guerra Fredda, della decolonizzazione e di una crescente consapevolezza ambientale transnazionale, il progetto si interroga su come questo più ampio contesto storico abbia plasmato le risposte internazionali alla più grande minaccia per l’umanità fino ad oggi. Andando oltre la scienza del cambiamento climatico per riflettere sul modo in cui tale fenomeno viene percepito e affrontato, Ruth Morgan mostra come la scienza climatica sia stata mobilitata nella sfera politica, prestando particolare attenzione alle dinamiche Nord-Sud della diplomazia climatica. Vengono analizzati il ​​privilegio accordato alla scienza climatica e la mobilitazione dello scetticismo climatico, al fine di comprendere come questi fenomeni abbiano minato gli sforzi per porre rimedio a questo problema planetario. Attraverso uno studio congiunto del cambiamento climatico e della storia internazionale, questo libro illustra le origini dei dibattiti relativi a questa emergenza ambientale, le risposte dei leader politici che hanno cercato di affrontare la minaccia e gli ostacoli alla creazione di un regime internazionale per risolvere la crisi climatica.

 

Frank Uekötter: The Vortex: An Environmental History of the Modern World

University of Pittsburgh Press, 2023. 811  pp. ISBN: 978-0822947561

 

Il testo in .pdf è scaricabile sul sito della Ruhr Universität Bochum;

Indice e anteprima dei capitoli sulla piattaforma Jstor.

Presentazione del volume sul canale Youtube SPUI25

Le sfide ambientali stanno definendo il XXI secolo. Comprendere appieno i dibattiti in corso sulle nostre attuali crisi – cambiamento climatico, perdita di biodiversità, inquinamento, estinzione, problemi legati alle risorse – significa tornare alle loro origini, in tutta la loro complessità. Con questo contributo ambizioso e altamente originale alla storia ambientale della modernità globale, Frank Uekötter esamina i molteplici modi in cui gli esseri umani hanno inciso sull’ambiente fisico nel corso della storia. L’autore sostiene che la nostra non è una traiettoria a senso unico verso un collasso improvviso, bensì una morte per mille tagli. I numerosi percorsi che abbiamo intrapreso per giungere alla nostra attuale condizione – dall’agricoltura all’industria, fino alle infrastrutture – vanno considerati nel loro insieme se vogliamo restare a galla in quello che Uekötter definisce un vortice: una potente metafora del corso della storia, capace di rendere l’idea della sua spinta propulsiva e delle molteplici correnti trasversali che hanno trascinato con sé persone e ambienti. Il suo libro ci invita quindi a osservare le sfide ambientali da molteplici prospettive, includendo tutte le svolte e le vicissitudini che hanno contribuito a creare la situazione critica in cui ci troviamo. Uekötter ha scritto una storia globale per un’epoca in cui le cose vanno in pezzi: un tempo in cui conosciamo ciò che ci attende e disponiamo degli strumenti giusti – tecnologici e non – nonché di una vasta esperienza per affrontare le sfide ambientali, ma in cui, in qualche modo, non riusciamo a mettere ordine nelle nostre vicende.

 

Deborah Valenze: The Invention of Scarcity: Malthus and the Margins of History

Yale University Press, 2023. 280 pp. ISBN: 978-0300246131

Indice e anteprima dei capitoli sulla piattaforma Jstor, anteprima del volume sul sito dell’editore e su Amazon; indice e prefazione scaricabile dalla piattaforma De Gruyer Brill.

Recensioni OA: Robert Mayhew, Times Literary Supplement, dic. 2023; Chris A. Chambers, Global Intellectual History, Vol. 10, n. 8/2025; Lasse Andersen, History of European Ideas, Vol. 50, n. 8/2024; Oliver Cussen, London Review of Books, Vol. 46, n. 18/2024.

Intervista con l’autrice su New Books Network

Una nuova e radicale interpretazione del pensiero del teorico britannico del XVIII secolo Thomas Robert Malthus, che recupera diverse idee sulla produzione di sussistenza e sull’ambiente, successivamente oscurate dall’economia classica.

Con la pubblicazione del Saggio sul principio della popolazione e la sua previsione di carestie alimentari a fronte della crescita demografica, il teorico britannico T.R. Malthus si è assicurato un ruolo di primo piano nel pensiero politico ed economico moderno. In questa sorprendente nuova interpretazione, Deborah Valenze rivela come le letture canoniche di Malthus non tengano conto della sua visione ristretta di cosa costituisca la produzione alimentare. Valenze ritorna ai contesti settecenteschi che hanno generato le sue argomentazioni, mostrando come Malthus abbia mobilitato una narrazione redentrice dello sviluppo storico britannico e abbia ignorato i diversi modi in cui le persone si sono adattate alle sfide della sussistenza. L’autrice utilizza la storia, l’antropologia, gli studi sull’alimentazione e sugli animali per riportare la nostra attenzione ai margini del saggio di Malthus, dove attività come la caccia, la raccolta, la pastorizia e l’orticoltura venivano considerate estranee. Dimostra come le omissioni di Malthus e la sua successiva canonizzazione abbiano fornito una giustificazione per l’imposizione coloniale dei modelli agricoli britannici, a prescindere dalla diversità ambientale. Ampliando la nostra concezione dei mezzi di sussistenza umani, Valenze suggerisce percorsi di resistenza contro l’egemonia dell’economia politica malthusiana. Il volume ci invita a immaginare un mondo in cui la monocultura è in ritirata e i margini vengono ricentrati come spazi di sperimentazione, agilità e fioritura umana.

 

BM 2026-08

A cura di Rosalba Mengoni

 

Articolo pubblicato il 3 Agosto 2026

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