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IL FASCISMO, I DIALETTI, L’ITALIANO

(ottobre 2022)

L’Istituto di Storia dell’Europa Mediterranea del CNR e il Centro Studi Giuseppe Gioachino Belli organizzano un incontro di studi per il mese di ottobre del 2022, in occasione del centesimo anniversario della Marcia su Roma, sul tema Il fascismo, i dialetti, l’italiano.

Obiettivo dell’incontro è analizzare il rapporto tra fascismo, dialetti e italiano muovendosi su tre direttrici:

  • la politica linguistica del fascismo: nella rivista «Critica fascista», tra il 1934 e il 1935, Giuseppe Bottai animò un dibattito per rispondere alla domanda «quali sono i rapporti tra Rivoluzione Fascista e lingua italiana? Quale influenza gli svolgimenti di quella hanno avuto e hanno sulla trasformazione di questa?». Quale fu, dunque, la politica linguistica del fascismo? essa fu realmente una politica del tutto nuova e originale o si limitò a gestire e favorire in senso autoritario quelle tendenze conservatrici e neopuristiche che già esistevano nella cultura italiana e che tendevano, per esempio, a negare diritto di cittadinanza alle parole straniere o ai dialetti? quale fu allora il rapporto tra fascismo e dialetto? quale fu il ruolo dei mezzi di comunicazione nell’apprendimento dell’italiano durante il Ventennio? quale fu il ruolo delle istituzioni che avevano il compito di preservare la presunta purezza della lingua (in particolare l’Accademia della Crusca e l’Accademia d’Italia)?
  • la politica scolastica del fascismo: il periodo fascista si apre con la più importante e duratura riforma della scuola italiana, promossa dal ministro Giovanni Gentile: quale fu il modello linguistico propugnato nelle scuole italiane durante il Ventennio? quale fu il ruolo della “prosa fascista” nei manuali scolastici dell’epoca? in che modo la scuola fu, durante il Ventennio, luogo di eradicazione del dialetto (che era per i quattro quinti della popolazione ancora di uso abituale, e di uso quasi esclusivo per i due terzi degli italiani)? come il mito di Roma e della romanità fu trattato nella scuola? quale fu il ruolo della letteratura coloniale nelle scuole?
  • la letteratura dialettale durante il fascismo: se è ben nota la politica linguistica antidialettale del Fascismo, è più complessa l’individuazione di un rapporto parimenti avverso alla letteratura dialettale: per questa via il dialetto divenne tanto strumento di esaltazione del regime quanto strumento di opposizione a esso (per esempio nei casi di Spallicci o Trilussa). Quale fu, dunque, l’uso della letteratura dialettale durante il Ventennio? quale fu il rapporto con la retorica romaneggiante? come i momenti salienti della storia del fascismo (e primo tra tutti la Marcia su Roma) vennero letti, interpretati o riscritti nella letteratura dialettale?

Gli interventi avranno una durata di venti minuti, seguiti da dieci minuti di discussione.

Le proposte di intervento possono essere inviate in forma di abstract (max 1000 parole) corredato da un breve profilo biobliografico (max 250 parole) agli indirizzi: davide.pettinicchio@gmail.com; giulio.vaccaro@isem.cnr.it.

Scadenza per la presentazione delle proposte: 31 marzo 2022

Accettazione proposta: 15 aprile 2022

Comitato scientifico:

Cosimo Burgassi (Istituto di Linguistica Computazionale-CNR, Pisa), Davide Pettinicchio (Università di Roma “Sapienza”) Emiliano Picchiorri (Università Gabriele d’Annunzio, Chieti), Laura Ricci (Università per stranieri di Siena), Marcello Teodonio (Centro Studi Giuseppe Gioachino Belli) Giulio Vaccaro (Istituto di Storia dell’Europa Mediterranea-CNR, Roma)